AGAMENNONE
ATTO I
SCENA III
Elettra, Clitennestra
Elettra
Madre, e fia ver, che il rio nostro destino
A tremar sempre condannate ci abbia;
E a sospirar, tu il tuo consorte, invano,
Io 'l genitore? A noi che giova omai
L'udir da sue radici Troja svelta,
Se insorgon nuovi ognor perigli a torre
Che il trionfante Agamennon qui rieda?
Clitennestra
Si accerta dunque il grido, che dispersi
Vuole, e naufraghi, i legni degli Achei?
Elettra
Fama ne corre assai diversa in Argo:
V'ha chi fin dentro al Bosforo sospinte
Da torbidi austri impetuosi narra
Le navi nostre: altri aver viste giura
Su queste spiagge biancheggiar lor vele:
E pur troppo anco v'ha chi afferma infranta
La regal prora ad uno scoglio, e tutti
Sommersi quanti eran sovr'essa, insieme
Col re. Misere noi!... Madre, a chi fede
Prestar omai? Come di dubbio trarci?
Come cessar dal rio timore?
Clitennestra
I feri
Venti, che al suo partir non si placaro
Se non col sangue, or nel ritorno forse
Vorran col sangue anco placarsi. - Oh figli!
Quanto or mi giova in securtà tenervi
Al fianco mio! Per voi tremare almeno,
Al fianco mio! Per voi tremare almeno,
Come già son due lustri, oggi non deggio.
Elettra
Che sento? E ancor quel sacrificio impresso
Nel cor ti sta? Terribile, funesto,
Ma necessario egli era. Oggi, se il cielo
Chiedesse pur d'una tua figlia il sangue:
Oggi, piena di gioja, all'ara io corro;
Io; per salvare a te il consorte, ai Greci
Il duce, ad Argo il suo regal splendore.
Clitennestra
So, che il padre t'è caro: amassi tanto
La madre tu!
Elettra
V'amo del par: ma in duro
Periglio è il padre;... e nell'udir sue crude
Vicende...oimè! Non ch'io pianger ti vegga,
Nè cangiar pur veggo il tuo aspetto? O madre
Lo amassi tu quant'io!...
Clitennestra
Troppo il conosco.
Elettra
Che dici? Oh ciel! così non favellavi
Di lui, più lune addietro. Ancor trascorso,
Da che fean vela i Greci, intero un lustro
Non era, e sospirar di rivederlo
Ogni dì pur t'udiva io stessa. A noi
Narrando andavi le sue imprese; in esso
Tutta vivevi, e ci educavi in esso;
Di lui parlando, io ti vedea la guancia
Rigar di amare lagrime veraci...
Più nol vedesti poscia; egli è qual era:
Diversa tu fatta ti sei, pur troppo;
Ah! Sì, novella havvi ragion, che il pinge
Agli occhi tuoi da quel di pria diverso.
Clitennestra
Nuova ragion? Che parli? Inacerbito
Contr'esso il cor sempr'ebbi... Ah! Tu non sai...
Che dico?... O figlia, i più nascosti arcani
Di questo cor, s'io ti svelassi...
Elettra
Oh madre!
Così non li sapessi!
Clitennestra
Oimè! Che ascolto?
Avria fors'ella penetrato...
Elettra
Avessi
Penetrato il tuo cuor io sola almeno!
Ma, nol sai tu, che di chi regna ai moti
Veglian maligni, intensi, invidi, quanti
Gli stan più in atto riverenti intorno?
Omai tu sola il mormorar del volgo
Non odi; e credi che ad ogni uom nascoso
Sia ciò, che mal nascondi, e che a te sola
Dir non si ardisce. - Amor t'acceca.
Clitennestra
Amore?
Misera me! Chi mi tradia?...
Elettra
Tu stessa,
Gran tempo è già. Dal labro tuo non deggio
Di cotal fiamma udire: il favellarne
Ti costeria pur troppo. O amata madre,
Che fai? Non credo io, no, che ardente fiamma
Il cor ti avvampi: involontario affetto
Misto a pietà, che giovinezza inspira
Quando infelice ell'è; son questi gli ami,
A cui, senza avvedertene, sei presa.
Di te finor chiesto non hai severa
Ragione a te: di sua virtù non cadde
Sospetto in cor conscio a sè stesso; e forse
Loco non ha; forse offendesti appena,
Non il tuo onor, ma del tuo onor la fama:
E in tempo sei, ch'ogni tuo lieve cenno
Sublime ammenda esser ne può. Per l'ombra
Sacra, a te cara, della uccisa figlia;
Per quell'amor che a me portasti, ond'io
Oggi indegna non son; che più? Ten priego
Per la vita d'Oreste: o madre, arretra,
Arretra il piè dal precipizio orrendo.
Lunge da noi codesto Egisto vada:
Fa che di te si taccia; in un con noi
Piangi d'Atride i casi: ai templi vieni
Il suo ritorno ad implorar dai Numi.
Clitennestra
Lungi Egisto?
Elettra
Nol vuoi?...Ma il signor tuo,
Mio genitor, tradito esser non merta;
Ne il soffrirà.
Clitennestra
Ma: s'ei... più non vivesse?...
Elettra
Inorridir, raccapricciar mi fai.
Clitennestra
Che dico?... Ahi lassa!... Oimè! Che bramo? -Elettra,
Piangi l'error di traviata madre.
Piangi, che intero egli è. La lunga assenza
D'un marito crudel... d'egisto i pregi...
Il mio fatal destino...
Elettra
Oh ciel! Che parli?
D'Egisto i pregi? Ah! Tu non sai qual sia
D'Egisto il core: ei di tal sangue nasce,
Che in lui virtude esser non può mai vera.
Esule, vil, d'orrido incesto figlio;
In tuo pensier tal successor disegni
Al re dei re?
Clitennestra
Ma, E chi son io? Di Leda
Non son figlia, e d'Elena sorella?
Un sangue stesso entro mie vene scorre.
Voler d'irati Numi, ignota forza
Mal mio grado mi tragge...
Elettra
Elena chiami
Ancor sorella? Or, se tu il vuoi, somiglia
Elena dunque: ma di lei più rea
Non farti almeno. Ella tradia il marito,
Ma un figlio non avea; fuggia: ma il trono
Non tolse al proprio sangue. E tu, porresti,
Non pur te stessa, ma lo scettro, i figli,
Nelle mani d'un Egisto?
Clitennestra
Ove d'Atride
Priva il destin pur mi volesse, o figlia,
Non creder già che Oreste mio del seggio
Privar potessi. Egisto, a me consorte,
Re non saria perciò; saria d'Oreste
un nuovo padre, un difensore...
Elettra
Ei fora
Un rio tiranno; dell'inerme Oreste
Nemico; e forse (ahi, che in pensarlo agghiaccio!)
L'uccisor ne sarebbe. O madre, il figlio
Affideresti a chi ne ambisce il trono?
Affideresti di Tieste al figlio
il nepote di Atreo?... Ma, invano io varco
Teco il confin del filial rispetto,
Giova a entrambe sperar, che vive Atride;
Il cor mel dice. Ogni men alta fiamma
Fia spenta in te, solo in vederlo: ed io,
Qual figlia dee pietosa, in petto sempre
Premer ti giuro l'importante arcano.
Clitennestra
Ahi! Me infelice! Or ne' tuoi detti il vero
Ben mi traluce: ma sì breve un lampo
Di ragion splende agli occhi miei, ch'io tremo.