domenica 19 luglio 2009

ALFIERI ("Agamennone", 1,2)

AGAMENNONE
ATTO I
SCENA II

Egisto, Clitennestra
Clitennestra
Egisto, ognora a pensier foschi in preda
Ti trovo, e solo? Tue pungenti cure
A me tu celi, a me?... Degg'io vederti
Sfuggendo andar chi sol per te respira?
Egisto
Straniero io sono in questa reggia troppo.
Tu mi v'affidi, è vero; e il piè mai posto
Io non v'avrei, se tu regina in seggio
Qui non ti stavi: il sai, per te ci venni;
E rimango per te. Ma il giorno, ahi lasso!
Già, già si appressa il giorno doloroso,
In cui partir tu men farai,... tu stessa.
Clitennestra
Io? Che dicesti? E il credi? Ah no! - Ma poco,
Nulla vale il giurar; per te vedrai,
S'altro pensier, che di te solo, io serri
Nell'infiammato petto.
Egisto
E ancor che il solo
Tuo pensiero foss'io, se a me pur cale
Punto il tuo onor, perder me stesso io debbo,
E perder vo', pria che turbar tua pace;
Pria che oscurar tua fama, o torti in parte
L'amor d'Atride. Irne ramingo, errante,
Avvilito, ed oscuro, egli è il destino
Di me prole infelice di Tieste.
Tenuto io son d'infame padre figlio
Più infame ancor, benchè innocente: manca
Dovizia, e regno, ed arroganti modi
A cancellare in me del nascer mio
la macchia, e l'onta del paterno nome.
Non d'Atride così: ritorna ei fero
distruggitor di Troja: e fia, ch'ei soffra
In Argo mai l'abbominato figlio
dell'implacabil suo mortal nemico?
Clitennestra
E, s'ei pur torna, agli odj antichi or fine
Posto avranno i suoi alti trofei:
Re vincitor non serba odio a nemico,
di cui non teme.
Egisto
...E' ver, che a niun tremendo
Son io, per me; ch'esule, solo, inerme,
Misero, odiarmi Agamennòn non degna;
Ma dispregiar mi puote: a oltraggio tale
Vuoi ch'io rimanga? A me il consigli, e m'ami?
Clitennestra
Tu m'ami, e il rio pensier pur volger puoi
D'abbandonarmi?
Egisto
Il lusingarti è vano, Regina, omai.
Necessità mi sforza
Al funesto pensiero. Il signor tuo,
Ove obliar volesse pur le offese
Del padre mio, sperar puoi tu ch'ei voglia
Dissimulare, od ignorar l'oltraggio,
Che all'amor suo si fa? Sfuggir tua vista
Io dovria, se qui stessi; e d'ogni morte
Vita trarrei peggiore. Al tuo cospetto
S'io venissi talvolta, un solo sguardo,
Solo un sospiro anco potria tradirmi:
E allor, che fora? E' ver pur troppo! Un solo
Lieve sospetto in cor del re superbo
Rei ne fa d'ogni fallo. A me non penso,
Nulla temo per me; d'amor verace
Darti bensì questa terribil prova
Deggio, e salvarti con l'onor la vita.
Clitennestra
Forse, chi sa? Più che nol credi, or lungi
Tal periglio è da noi: già rinnovate
Più lune son, da che di Troja a terra
Cadder le mura; ognor sovrasta Atride.
E mai non giunge. Il sai, che fama suona
Dai feri venti andar divisa, e spersa.
La greca armata. Ah! Giunto è forse il giorno,
Che al fin vendetta, ancor che tarda, intera
Della svenata figlia mia darammi.
Egisto
E se pur fosse il dì; vedova illustre
Del re dei re, tu degneresti il guardo
Volgere a me, di un aborrito sangue
Rampollo oscuro? A me, di ria fortuna
Misero gioco? A me, di gloria privo,
D'oro, d'armi, di sudditi, di amici?...
Clitennestra
E di delitti; aggiungi. - In man lo scettro
Non hai di Atride tu; ma in man lo stile
Non hai del sangue della propria figlia
Tinto e grondante ancora. Il ciel ne attesto;
Nullo in mio cor regnava, altri che Atride,
Pria ch'ei dal seno la figlia strapparmi
Osasse, e all'empio altar vittima trarla.
Del dì funesto, dell'orribil punto
La mortal rimembranza, ognor di duolo
M'empie, e di rabbia atroce. Ai vani sogni
Di un augure fallace, alla più vera
Ambizion d'un inumano padre,
Vidi immolare il sangue mio, sottratto
Di furto a me, sotto mentita speme
Di fauste nozze. Ah! da quel giorno in poi,
Fremer di orror mi sento al solo nome
D'un cotal padre. - Io più nol vidi; e s'oggi
Al fin Fortuna lo tradisse...
Egisto
Il tergo
Mai non fia che rivolga a lui Fortuna,
Per quanto stanca ei l'abbia. Essa del Xanto
All'onde il mena condottier de' Greci;
Più che virtù, fortuna, ivi d'Achille
Vincer gli fa la non placabil ira,
E d'Ettore il valore; essa di spoglie
Ricondurrallo altero e pingue in Argo.
Gran tempo, no, non passerà , che avrai
Agamennone a fianco; ogni tuo sdegno
Spegner saprà ben ei: pegni v'avanza
Del vostro prisco amore, Elettra, Oreste;
Pegni a pace novella: al raggiar suo
Dileguerassi, come al sole nebbia,
Il basso amor che per me in petto or nutri.
Clitennestra
...Mi è cara Elettra, e necessario Oreste...
Ma, dell'amata Ifigenia spirante
Mi suona in cor la flebil voce ancora:
L'odo intorno gridare in mesti accenti:
ami tu madre, l'uccisor mio crudo?
Non l'amo io, no. Ben altro padre Egisto,
Stato saresti ai figli miei.
Egisto
Potessi,
Deh, pure un dì nelle mie man tenerli!
Ma, tanto mai non spero. - Altro non veggio
Nell'avvenir per me, che affanni, ed onta.
Precipizj, e rovina. Eppur qui aspetto
Il mio destin, qual ch'egli sia; se il vuoi.
Io rimarrò, finchè il periglio è mio;
Se tuo divien, cader vittima sola
Ben io saprò di un infelice amore.
Clitennestra
Indivisibil fare il destino nostro
Saprò ben io primiera. Il tuo modesto
Franco parlar vieppiù m'infiamma: degno
Più ognor ti scorgo di tutt'altra sorte.
- Ma Elettra vien; lasciami seco: io l'amo;
Piegarla appieno a tuo favor vorrei.

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